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ESPROPRI, SE L'OFFERTA E’ IRRISORIA IL GIUDICE LIQUIDA IL PREZZO PIENO
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Cassazione Civile, Sezione I, sentenza 19 gennaio 2001, n. 3833.

 

La massima: "Posto che la possibilità di convenire la cessione volontaria, e dunque di allacciare trattative contrattuali paritarie con l’espropriante, principalmente sul prezzo di cessione, induce tendenzialmente ad una applicazione rigorosa del sistema di determinazione dell'indennità in base al comma 1 dell'art. 5-bis, nel senso che il premio della mancata decurtazione del 40% di cui al comma 2, dipende dalla sola condizione dell'avvenuta cessione volontaria del bene assoggettato a procedura espropriativa, è rimessa al prudente apprezzamento del giudice di merito la valutazione della vicenda amministrativa di determinazione indennitaria e la scelta, sindacabile in sede di legittimità nei limiti di logicità e congruità della motivazione, di non operare l'abbattimento del 40%, per essere dipesa la mancata accettazione dell’indennità ai fini della cessione del bene, da un’offerta amministrativa provvisoria, da parte dell’espropriante che si riveli palesemente simbolica, strumentale, mirata ad ottenere l'abbattimento e senza che tale valutazione possa riferirsi all'offerta definitiva che, attenendo ad un momento generalmente successivo al decreto di esproprio, si pone al di fuori del sistema che mira all'eventuale cessione volontaria (fattispecie di mancata decurtazione per offerta provvisoria inferiore ad 113 del valore accertato giudizialmente)" (cfr.).


Per scrupolo, si rammenta il criterio per la determinazione dell'indennità di esproprio, stabilito dall'art. 5-bis, 1 comma del D.L. 333/92, consistente nella media tra il valore venale e quello fiscale del reddito dominicale rivalutato, con l'applicazione della riduzione del 40% dell'importo risultante. Conseguentemente, l'indennità di esproprio per le aree edificabili, in via generale, risulta pari al 60% della media dei due valori. Il comma 2, del citato art. 5-bis stabilisce, invece, che, in caso di cessione volontaria del bene, alla somma risultante dalla media dei valori prima descritti non andrà decurtato il 40%.


Ovviamente, la ratio della norma è quella di deflazionare il contenzioso, incentivando la via transattiva. L'elemento innovativo introdotto dalla sentenza sopra richiamata consiste nel fatto che l'offerta dell'amministrazione espropriante, ritenuta incongrua dal proprietario che abbia optato per la tutela giudiziaria e che in giudizio si dimostri palesemente irrisoria, può dar luogo alla liquidazione dell'indennità di esproprio determinata dal giudice senza la decurtazione del 40%!


Si precisa che tale eventuale decisione è rimessa al "prudente apprezzamento" del Giudice di merito (il cui ruolo risulta notevolmente valorizzato), insindacabile in Cassazione, se non per illogicità o incongruità della motivazione.

La Cassazione non si è lasciata quindi sfuggire l'occasione, (come osservato da Maria Rosaria San Giorgio nell'articolo pubblicato sulla rivista "Diritto e Giustizia", n. 14, 14.4.2001, pag. 58), di offrire un'interpretazione che ponesse in qualche modo fine alle anomalie della prassi e del malfunzionamento di alcuni organi amministrativi.


Per completezza, è a questo punto doveroso precisare che, dopo la sentenza 500/99 delle Sezioni Unite in tema di risarcimento del danno da lesioni di posizioni soggettive diverse dal diritto soggettivo - e tuttavia considerate meritevoli di tutela dall'ordinamento -, il problema della non congruità della offerta, con conseguente perdita, da parte del privato che non l'abbia accettata, del beneficio della esclusione dell'abbattimento del 40%, possa essere risolto altresì attraverso l'art. 2043 cod. civ. sul risarcimento per fatto illecito.

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